Sobibór fu un campo di sterminio nazista situato vicino al villaggio di Sobibór, nella Polonia occupata dai tedeschi, durante la Seconda Guerra Mondiale. Operò tra il maggio 1942 e l'ottobre 1943, e fu uno dei tre centri di sterminio dell'Aktion Reinhardt, insieme a Bełżec e Treblinka, creati specificamente per l'annientamento sistematico degli ebrei.
Si stima che a Sobibór siano stati assassinati circa 250.000 persone, principalmente ebrei provenienti dalla Polonia, ma anche da altri paesi occupati dai nazisti, come Paesi Bassi, Francia, Unione Sovietica, Cecoslovacchia e altri.
Il campo era gestito dalle SS e da guardie ucraine e russe addestrate nel campo di addestramento di Trawniki. Il processo di sterminio era brutale e efficiente: i prigionieri venivano fatti scendere dai treni, spogliati dei loro oggetti di valore e dei vestiti, e poi gasati nelle camere a gas con monossido di carbonio prodotto dai motori di un carro armato.
Il 14 ottobre 1943, i prigionieri di Sobibór organizzarono una rivolta guidata da Alexander Pechersky, un ufficiale sovietico ebreo prigioniero di guerra. Circa 300 prigionieri riuscirono a fuggire dal campo. Tuttavia, molti furono uccisi durante la fuga o catturati e giustiziati in seguito. Dopo la rivolta, i nazisti demolirono il campo nel tentativo di cancellare ogni traccia del loro crimine.
Oggi, sul sito di Sobibór sorge un memoriale per commemorare le vittime. Il sito è un importante luogo di memoria e monito delle atrocità commesse durante l'Olocausto. L' Olocausto e la storia di Sobibór rappresentano un importante avvertimento sui pericoli dell'odio, del pregiudizio e della disumanizzazione.
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