Eschilo (in greco antico Αἰσχύλος, Aischýlos; Eleusi, 525/524 a.C. – Gela, 456/455 a.C.) è stato un tragediografo greco, considerato il padre della tragedia greca.
La sua vita è in parte avvolta nella leggenda, ma si sa che partecipò alle guerre persiane, combattendo nella battaglia di Maratona (490 a.C.) e probabilmente a Salamina (480 a.C.). Questo evento ebbe un'enorme influenza sulla sua opera, impregnata di patriottismo e riflessioni sul destino della polis.
Eschilo introdusse importanti innovazioni nella forma della tragedia. Si ritiene che abbia introdotto il secondo attore, consentendo un maggiore sviluppo del dialogo e dell'interazione drammatica. Ridusse l'importanza del coro, concentrandosi maggiormente sull'azione e sui personaggi.
Delle circa 90 tragedie attribuitegli, ci sono giunte intere solo sette: Le supplici, I Persiani, I sette contro Tebe, Prometeo incatenato e l'unica trilogia completa sopravvissuta dell'antichità, l'Orestea, composta da Agamennone, Le Coefore e Le Eumenidi.
Il suo stile è caratterizzato da un linguaggio solenne e potente, ricco di metafore e immagini evocative. I suoi temi principali includono il destino, la giustizia divina, la colpa e l'espiazione. Eschilo rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la comprensione della tragedia greca e del pensiero del V secolo a.C.
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