Gli Accordi di Oslo sono una serie di accordi firmati tra l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e il governo di Israele a metà degli anni '90. Il loro scopo era quello di fornire un quadro per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese.
Gli accordi principali sono:
Oslo I (formalmente la Dichiarazione di Principi o DOP), firmato a Washington D.C. il 13 settembre 1993. Questo accordo prevedeva il riconoscimento reciproco tra Israele e l'OLP e stabiliva un governo provvisorio autonomo palestinese nella Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, noto come Autorità Nazionale Palestinese. Questo accordo ha stabilito un periodo transitorio di cinque anni durante il quale sarebbero dovuti essere negoziati i negoziati permanenti per affrontare questioni chiave come i <a href="https://it.wikiwhat.page/kavramlar/confini">confini</a>, lo status di <a href="https://it.wikiwhat.page/kavramlar/Gerusalemme">Gerusalemme</a>, i <a href="https://it.wikiwhat.page/kavramlar/rifugiati%20palestinesi">rifugiati palestinesi</a>, e gli insediamenti israeliani.
Oslo II (formalmente l'Accordo provvisorio israelo-palestinese sulla Cisgiordania e la Striscia di Gaza), firmato a Taba, Egitto, il 28 settembre 1995. Questo accordo ha dettagliato l'espansione dell'autonomia palestinese in Cisgiordania e ha definito le aree di controllo palestinese (Aree A e B) e israeliana (Area C). Oslo II ha anche stabilito le elezioni per il Consiglio legislativo palestinese.
Punti Chiave e Controversie:
In sintesi, gli Accordi di Oslo, pur rappresentando un passo avanti storico, non sono riusciti a raggiungere una pace duratura e si sono dimostrati insufficienti per risolvere le complesse questioni del conflitto israelo-palestinese.
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