La "Vittoria Mutilata" è un'espressione coniata in Italia nel periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale per descrivere la percezione diffusa che l'Italia non avesse ottenuto tutti i territori promessi dalle potenze dell'Intesa in cambio del suo ingresso in guerra nel 1915 con il Patto di Londra.
Nonostante l'Italia fosse stata tra le potenze vincitrici, il sentimento prevalente era di insoddisfazione e frustrazione. La promessa di acquisire l'Istria, la Dalmazia (esclusa Fiume) e altre zone dell'Adriatico non fu pienamente mantenuta. In particolare, la questione di Fiume divenne un simbolo della "vittoria mutilata".
La mancata annessione di tutti i territori desiderati alimentò un forte risentimento nazionalistico e contribuì all'instabilità politica e sociale del dopoguerra. Questo malcontento fu sfruttato da movimenti come il Fascismo che fecero della "vittoria mutilata" un cavallo di battaglia per la loro ascesa al potere, promettendo di restaurare la grandezza dell'Italia e rivendicare i territori "irredenti".
Il termine "vittoria mutilata" venne quindi utilizzato per denunciare quello che veniva percepito come un tradimento delle promesse fatte all'Italia e per giustificare le ambizioni espansionistiche del paese.
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